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Archive for dicembre 2009

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Recensione ristorante.

Ma quanti chilometri faremmo per una grande Lievre à la Royale ?
Ma dove l’abbiamo pescato questo indirizzo ?
Ma perché proprio Vezalay in Novembre, in un gelido clima storico da Templari e Crociati ?

Semplice!
Perché avevo prenotato un mercoledì sera da Marc Meneau e ci volevo trascinare due amici , ma ci siamo andati la sera sbagliata, la serata di chiusura.
E’ sempre stato chiuso di martedì!

E una Santa ragazza incredula , con indimenticabile decolté, collocata al ricevimento dell’ Esperance dalla provvidenza protettrice dei gourmets con le sinapsi scollegate dall’abuso di Chambertin mi invita al ragionamento ( adoro il back office delle reception …) e mi salva da una notte da lupi indicandomi la migliore alternativa possibile.

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Recensione ristorante.

Si entra in un posto come questo come in un santuario dell’alta cucina: il vecchio Lucas Carton è ancora saldamente nelle mani di Alain Senderens, chef di rara eleganza che officia da queste parti da quasi 25 anni, dopo aver chiuso l’ormai mitico Archestrate (e lasciati i suoi locali all’Arpège, ma questa è un’altra storia…).

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Recensione ristorante.

La spirale di sale conduce all’incontro con la cipolla.
Cipolla presuntuosa.
Cipolla molto ri-piena di se stessa.
Cipolla giustamente presuntuosa, perché incontestabilmente sa il fatto suo.
Cipolla che arriva da sotto terra e propaga il suo sentore e il suo sapore all’esterno con stupefacente sicurezza e consapevolezza.
Questa preparazione data 1986 ed è un esempio di quello che ogni chef sognerebbe di mettere a punto almeno una volta nella vita.
Come un gol beffardo di Roberto Baggio, come un assist apparentemente casuale di Platini, come un passaggio no look di Ronaldinho, come un triplo dribbling di Leo Messi.
Intorno, tante pallonate in tribuna o negli zebedei degli avversari.

Riccardo Aiachini non la fa neanche tanto lunga sul tema, altri te lo menerebbero per delle ore facendo i misteriosi e senza farti arrivare mai al dunque, invece:
Cipolla, sale grosso, olio d’oliva, parmigiano, pan grattato.

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Recensione ristorante.

Da quanto ci risulta Savio Bina non è più il gestore del ristorante Santo Bevitore, questo potrebbe comportare delle differenze rispetto a quanto riportato.

Savio Bina è noto nell’ambiente gourmet. Prima da Cracco e poi da Perbellini, e forse con qualche altra tappa significativa in mezzo prima o dopo, ha fatto la felicità di molti di noi, proponendoci intriganti abbinamenti enologici e piacevoli degustazioni al bicchiere. Savio Bina ha all’attivo tanti premi e riconoscimenti, tanto lavoro alle spalle. Un Sommelier come pochi, di rango. E cosa succede allora se un professionista di questo calibro svolta, cambia radicalmente vita e si trasforma in un oste di un’osteria, pardon Bistrot (mai appellativo fu più azzeccato), in Milano ?

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Recensione ristorante.

In epoca post-industriale , nella cittadina che nel secolo scorso è stata capitale indiscussa del tessile di qualità, in un periodo di riconversione strutturale dei grandi spazi un tempo dedicati alla lunga filiera laniera ora adibiti ad abitazioni di lusso o alla cultura con particolare attenzione all’arte moderna . Dove la percentuale di sportelli bancari per persona non teme paragoni neanche con cittadine elvetiche di pari dimensioni.

Si, ma dove vanno a mangiare tutti questi benestanti ?

A casa o in pizzeria.
Pizza e birra , perchè del resto pure la tradizione birrofila è tuttora un’altra gloria della cittadina.

Un abito di Zegna, un conto alla Sella, un Nespolo alla parete, una Menabrea al bar.

Ma non una tavola degna di notorietà nazionale negli ultimi 40 anni.
Qualcosina attorno si , ma in città solo qualche fugace lampo modaiolo che brillò in passato grazie a qualche romantico ristoratore che vide qualcosa al mondo e vanamente tentò di riproporre con le dovute cautele per andare incontro più alla mentalità che al portafogli.

Bisogna capire quello che vuole il pubblico per avere qualche garanzia di successo .
E dunque arrivo in questo locale segnalatomi dagli indigeni come tavola di riferimento degli ultimi due anni.

Il rapido afflusso di Local Vip’s conferma l’informazione.

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Recensione ristorante.

Provate ad aprire il sito internet e capirete. Verrete accolti da Antonio Albanese che, sulle note suadenti dell’ormai storico sottofondo, mostrerà la grottesca macchietta del sommelier rotea-calici ed annusa profumi.

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Recensione ristorante.

Entrare oggi nel ristorante dedicato a uno dei più grandi chef di ogni tempo significa rendersi definitivamente conto che la morte non esiste. Significa rendersi conto che la materia , l’energia e l’anima sono semplicemente elementi complementari.

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