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Archive for aprile 2010

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Recensione

Nel cuore della Brianza, sulla strada che da Carate porta a Besana, dove il caos cittadino scompare e pare di essere proiettati in un’altra, più bucolica, regione. Il locale occupa un’ala di un cascinale sapientemente ed accuratamente ristrutturato e già dall’ampio posteggio antistante ed i verde curatissimo rilevano l’attenzione ai dettagli messa in atto dalla proprietà.
L’ambiente è rustico- elegante, muri con pietre e mattoni a vista, arredamenti in arte povera, tavoli senza tovaglie, mobili e credenze della nonna con in bella mostra porcellane ed utensili di cucina del tempo che fu. L’uso di fiori secchi e candele crea un’atmosfera intima e decisamente romantica.

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Recensione ristorante.

Iniziamo dalle cose belle.
Il posto innanzitutto. Alle porte di Vigevano in un bel casolare di campagna, rustico ma al tempo stesso arredato in maniera elegante. C’è la sala con il camino, una veranda piccola ed una veranda più grande che si apre su un bel prato.
Musica discreta a fare da sottofondo. Bella la mise en place. Tutto dispone bene.
Quindi la carta dei vini. Di ottimo livello sia sul versante italiano che francese. Onesti i ricarichi. Si può bere davvero bene. Spicca in particolare una selezione di Armagnac Ivan Auban con circa una ventina di annate disponibili.
In sala Luisa Gerli, moglie di Enrico Gerli, il cuoco, nonostante sia da sola (ma i tavoli occupati sono solo tre), ha un sorriso e una parola gentile per tutti.

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Recensione ristorante.

Diciamoci la verità. L’avrei voluto vedere io Tonino Guerra, seduto sulla riva del lago di Varese in una giornata di pioggia intensa a fine Marzo, a predicare ottimismo sotto un cielo più che plumbeo da saturnismo, senza neanche foglie gialle a terra che l’autorizzassero a cantare i Dik Dik per risollevarsi (poco) e cancellare gli inluttabili pensieri suicidi. Avessi perso tempo fischiettando il motivetto biccboissiano mi sarei consolato, ma avrei fatto tardi per pranzare in questo storico ristorante, aperto dal 1928, e qualcosa me lo sarei perso.

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Recensione ristorante.

E’ una bella scena gastronomica quella di Lione. A un’ora di distanza dal centro della città, diversi mostri sacri; in centro, qualche indirizzo di gran pregio (già recensito da queste parti) e un bel fermento di piccoli locali dove, a prezzi quasi ridicoli, si trovano cucine davvero interessanti.
Così questo “Ourson qui boit”, dove officia un giovane giapponese a fare una cucina francese moderna ma sapientemente golosa, proposta a pranzo a 17 (sì, diciassette!) eurini per il proverbiale entrée-plat- dessert, da una carta cortissima (2 scelte per portata), tutta del mercato, portata a tavola tra legno e plexiglass.

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Recensione ristorante.

Questa recensione del Guardiano del Faro integra ma non sostituisce la precedente di Alberto Cauzzi che troverete riproposta dopo questa.
Il Presidente.

Non basta il cervello, ci vuole anche un certo fegato per mettere nel piatto mezzo cranio di capretto disossato.
Ma non solo il cervello, pure la lingua.

Questo il biglietto da visita invernale di Flavio Costa in versione tutte le carni minuto per minuto.
Bipedi pennuti e quadrupedi pelosi.
Menù sorprendente ma felicemente risolto su molto aspetti.
Quindi non solo per il pesce a Savona.
Non che questo già non si sapesse, ma così ben definito forse non lo si poteva immaginare.

Un crescendo d’oca, anatra, pernice , tordo ,capretto,vitello, manzo e lepre.
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Recensione ristorante.

Una passeggiata nel magnifico Chiantishire può creare imbarazzo tali e tante sono le opportunità di svago che questo angolo d’Italia offre al turista più o meno curioso.
Chiese,villaggi,sentieri collinari,castelli,perfino semplici aie e per noi che siamo appassionati di enogastronomia le millanta cantine che si susseguono sulla via del Chianti.

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Recensione ristorante.

Biot. Delizioso borgo Provenzale . Il luogo ideale di incontro con un caro Amico, ex industriale rampante della bassa, un pochino dandy a detta di molti, ma oggi trasformatosi in uno squattrinato benestante rivierasco, anche un pochino Bohèmienne … periodo attuale in cui la sua componente femminile, intimistica, a tratti visceralmente violenta ha preso il sopravvento. E’ stato un bell’incontro di anime, davanti ad un Pastis, anzi due e con lui non potrebbe che essere così, consumato con la vicinanza attenta di un simpatico vecchietto dall’italiano fluente, che ci invitava cortesemente a miscelare il suddetto con poca acqua, mica quel miscuglio da mammolette che stavamo bevendo!

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