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Posts Tagged ‘Coche Dury’

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Recensione ristorante.

Dal Pescatore è senza ombra di dubbio un’istituzione dell’alta cucina italiana. Un ristorante che da ormai quasi un secolo, sotto varie forme ed in continua crescita, delizia i palati di appassionati e semplici avventori di tutto il mondo. Un ristorante che è in simbiosi con la famiglia che l’ha creato, che ha garanzie di continuità grazie ai figli Giovanni e Alberto che porteranno avanti ciò che Antonio e Nadia hanno reso grande ed unico. Un ristorante, anzi Il Ristorante. Un luogo in cui la sobria eleganza, espressione del massimo lusso di campagna degli ambienti, si fonde con un servizio impeccabile ed unico in Italia.
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Recensione ristorante.

Giuro che non vi farò la prevedibile menata su suicidi e dintorni.
Però una piccola introduzione ci sta.
La comincio triste e la finisco allegra.
ok?
Allora partiamo !

Piove sul Morvan.
Piove spesso sulle foreste del Morvan.
E se non piove le brume nebbiose si abbassano e avvolgono le abitazioni isolandole.
Casualmente apparirà qualche squarcio di cielo blu tra le nuvole atlantiche che corrono veloci come i pensieri.
Tanti pensieri.

C’è modo e modo per andarsene.
C’è chi “si” ammala, chi provoca l’incidente, chi lo condivide, chi pensa che basta così e punto e a capo.
La teatralità dell’uscita di scena di Bernard Loiseau così come di Denis Mortet, come dire, cucina e vino in Borgogna portati a livelli sublimi, farebbe pensare superficialmente ad una convinzione del raggiungimento di un livello terreno non superabile.
Chi ha bevuto un Clos Vougeot o uno Chambertin 2005 di Mortet o chi ha mangiato qualche volailles o pigeon di Loiseau dovrebbe avere inteso quale esasperata perfezione sia stata cercata e raggiunta. Quindi per loro poteva forse bastare così per questo giro, almeno per quello che è concesso di capire a me che ho amato profondamente l’opera di entrambi .
Non voglio credere a motivazioni diverse.
Quando decideranno di tornare, sarà per fare di meglio, ad un altro livello, quindi probabilmente in Tibet.

Un’immagine fissa nella mente.
Un ragazzo che come me preferiva stare solo a tavola.
Un ragazzo che scelse il menù più lungo e articolato.
Un ragazzo che ad ogni piatto arrivato, dopo l’assaggio, sussultava con il corpo e gioiva con il viso come se sotto il tavolo ci fossero mani e labbra esperte a fargli perdere il controllo, invece era “solo” per quello che stava mangiando.
Quando uno chef provoca sensazioni mentali e fisiche di questo livello profondo cos’altro può fare?

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Recensione ristorante.

La forza di un movimento gastronomico si misura nella quantità di chef di livello alto o altissimo che possiede e, ancor più, nella rapidità con cui si producono i loro ricambi naturali.
E allora ci si può anche divertire a parlare di crisi francese, celebrare la morte dei cugini e i fasti di Spagna, Italia, Scandinavia che verrà, ma i numeri rendono la discussione poco più di un’amena provocazione.
Quanti stellati attuali sono passati da Passard (che, by the way, non ha 80 anni, ma 53, e altri ne formerà…)?

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Recensione ristorante.

Allora si può fare.
O comunque arrivarci vicinissimo.
Un soffio dalla perfezione, ma ancora perfezionabile.
Le Roy du Champignon ci ha conquistato .
La scintilla è scoccata lasciandoci la voglia e l’illusione di poter vivere in futuro una giornata ancor più indimenticabile.
Già lo fu nel 2006. Quest’anno lo è stato ancor di più.

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